Chi cerca il corso Agrimanager di ITS Agro spesso arriva pensando a un percorso di gestione d’impresa agricola. Vale la pena chiarirlo subito, perché la denominazione del percorso è cambiata: dal biennio 2026-2028 Agrimanager è il Tecnico Superiore per le Certificazioni e Audit dei Sistemi di Qualità Agroalimentari. La gestione d’impresa resta dentro il programma, ma non è più il baricentro: il cuore del corso è la qualità, e il modo in cui la si dimostra.
È uno spostamento che segue il mercato. Un’azienda agroalimentare italiana che voglia vendere alla grande distribuzione, esportare o fregiarsi di una certificazione biologica non ha bisogno soltanto di produrre bene: deve documentare di produrre bene, secondo standard scritti, e superare le verifiche di chi viene a controllarlo. Quel lavoro richiede una figura tecnica dedicata, e nelle imprese medio-piccole spesso non c’è.
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Che cosa fa un Agrimanager
La figura opera nell’applicazione e nell’implementazione dei protocolli di analisi di laboratorio e di certificazione, nel rispetto delle normative vigenti delle filiere agroalimentari. In concreto: supporta il controllo analitico, dal campionamento fino all’interpretazione dei risultati; controlla i cicli produttivi, di trasformazione e di conservazione del prodotto finale; contribuisce alla certificazione dei sistemi di gestione dei processi, dei prodotti e dei servizi.
Il percorso attraversa l’intera filiera, dalla produzione primaria alla trasformazione. È una scelta precisa: si può valutare e certificare un processo solo se lo si conosce dall’interno. Chi conclude il biennio sa come si coltiva, come si trasforma e come si conserva, e proprio per questo è in grado di verificare che tutto avvenga secondo le regole.
Gli standard che si imparano a maneggiare
Questa è la parte che distingue il percorso, ed è bene sapere di cosa si tratta prima di iscriversi. Si lavora su HACCP, tracciabilità, rintracciabilità ed etichettatura, ISO 9001 per i sistemi di gestione della qualità, ISO 22005 per la tracciabilità di filiera, sulla certificazione biologica, sulla produzione integrata e sullo standard SQNPI, su Global Gap per la produzione primaria e su BRC e IFS per chi fornisce la grande distribuzione.
Accanto agli standard si impara a condurre gli audit: interni, di seconda e di terza parte, secondo la norma ISO 19011. Non è solo tecnica documentale. Un audit è anche una situazione relazionale delicata — si entra in un’azienda a verificare il lavoro di qualcun altro — e il piano didattico dedica un laboratorio specifico alle tecniche relazionali in fase di audit.
C’è poi la parte redazionale, che è quella che le imprese chiedono più spesso: saper redigere un manuale di qualità e predisporre la documentazione necessaria a superare una certificazione. Ci sono un modulo di progettazione della qualità in due parti e un laboratorio dedicato proprio alla stesura del manuale.
Il piano didattico: 1.000 ore d’aula e 800 di stage
Il percorso dura quattro semestri per 1.800 ore complessive: 1.000 di aula, laboratori e attività pratiche, 800 di stage in azienda. I moduli sono 48, distribuiti su sette aree formative: trasversale, normativa di settore, produzione primaria, trasformazione, qualità, gestione aziendale e imprenditorialità.
La base tecnica comprende elementi di agronomia e di coltivazione, filiere e processi agroalimentari, chimica e microbiologia degli alimenti, processi produttivi in due moduli, laboratori di tecnologie di trasformazione e di analisi sensoriale. Ci sono anche moduli su temi che il settore sta adottando adesso: modelli agricoli e tecnologie 4.0, idroponica e acquaponica, un laboratorio di coltivazione in serra idroponica, allevamenti in azienda multifunzionale. La filiera olivicolo-olearia ha un modulo dedicato di 32 ore.
La parte gestionale, che nell’edizione precedente era il centro del corso, resta e non è marginale: economia e gestione di impresa, politiche agricole e strumenti per la PAC, un laboratorio su business plan e creazione d’impresa, elementi di marketing, dinamiche di gruppo e comportamento organizzativo, un laboratorio di analisi di efficientamento dei processi di lavoro. Il percorso rilascia inoltre alcune abilitazioni spendibili da subito: il patentino per la consulenza sui prodotti fitosanitari, l’abilitazione da trattorista, la formazione antincendio e sulla sicurezza dei lavoratori a rischio alto, e una certificazione di project management.
Dove si lavora dopo
Gli sbocchi seguono la figura. Il primo è l’ufficio qualità di aziende di produzione e trasformazione, che è il luogo dove questa competenza serve tutti i giorni. Poi ci sono gli enti e organismi di certificazione, che hanno bisogno di tecnici capaci di condurre verifiche; i consorzi di tutela delle denominazioni, che presidiano disciplinari; i laboratori di analisi; le cooperative e le organizzazioni di produttori; le società di consulenza che accompagnano le imprese verso una certificazione.
C’è una ragione pratica per cui questo profilo trova mercato: la certificazione non è un adempimento che si fa una volta. Va mantenuta, verificata periodicamente, aggiornata quando cambia una norma. È un lavoro continuo, e le imprese che lo affidano interamente a consulenti esterni scoprono presto che serve qualcuno all’interno che sappia parlare quella lingua.
Il territorio laziale come contesto
Studiare questo percorso a Roma non significa studiarlo sui manuali. Il Lazio ha una varietà di filiere certificate che difficilmente si trova concentrata altrove: denominazioni olivicole e vitivinicole, produzioni ortofrutticole, lattiero-caseario, biologico in crescita. Sono i contesti in cui si svolgono gli stage, ed è lì che si vede come una certificazione funziona davvero — o dove si inceppa.
ITS e laurea: due percorsi che non competono
Il confronto con una laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari o in Scienze Agrarie è legittimo ma spesso mal impostato. Non sono in competizione: producono profili diversi.
La laurea forma un professionista con basi scientifiche ampie, adatto alla ricerca applicata, alla progettazione di prodotto, ai ruoli che richiedono una credibilità tecnica trasversale. Richiede cinque anni e un investimento importante.
Il percorso ITS produce in due anni una figura operativamente pronta su un perimetro definito: sa applicare uno standard, condurre un audit, tenere in ordine la documentazione di un sistema qualità. Non sostituisce il tecnologo alimentare, gli sta accanto. E chi sceglie l’ITS può sempre riprendere gli studi più avanti: le competenze non si sottraggono, si sommano.
Come si entra
Serve un diploma di istruzione secondaria superiore, di qualsiasi indirizzo. Si accede anche con un diploma quadriennale di Istruzione e Formazione Professionale accompagnato dalla Certificazione IFTS. Sono ammessi adulti in riqualificazione e persone già occupate nel settore che vogliono aggiungere la competenza sulla qualità.
La selezione si articola in due prove. Una prova scritta, questionario a risposta multipla su lingua inglese, informatica, conoscenze di base attinenti al percorso e comprensione di un testo, che vale fino a 40 punti. Un colloquio motivazionale e attitudinale, che vale fino a 60 punti e comprende anche l’accertamento dell’inglese e delle materie attinenti. Le due prove formano una graduatoria di merito; a parità di punteggio prevale chi ha fatto meglio al colloquio.
Per il biennio 2026-2028 la domanda va presentata entro le ore 18.00 del 25 settembre 2026, dal sito su itsagro.it/iscrizioni oppure via email. Le prove si svolgono fra il 7 e il 14 ottobre 2026, in presenza. Il corso mette a disposizione 25 posti e non può partire con meno di 20 allievi. Le attività cominciano non oltre il 30 novembre 2026.
Il percorso è gratuito: il costo è coperto interamente da finanziamento pubblico, comprese le certificazioni obbligatorie previste dal piano. Al termine si consegue il Diploma di specializzazione per le tecnologie applicate, di V livello EQF.
Il dettaglio dei moduli e il bando integrale sono nella pagina del corso Agrimanager; il quadro completo dell’offerta è nella pagina dei corsi ITS Agro. Se stai preparando la domanda, la checklist su documenti e tempi elenca i sei allegati richiesti. E se hai dubbi che meritano una risposta di persona, l’open day è il modo più diretto per parlare con i docenti e con chi il percorso lo sta già facendo.
L’ITS Agroalimentare del Lazio propone corsi professionalizzanti post diploma per formare tecnici di processi gestionali, commerciali, di marketing, promozione e tutela dei prodotti agro-industriali.


