Nell’ultimo rapporto Unioncamere-ANPAL sul fabbisogno occupazionale delle imprese italiane, le figure legate alla sostenibilità ambientale e alla gestione delle risorse naturali compaiono tra i profili con il maggiore incremento di domanda previsto per il triennio 2024-2027. I cosiddetti green jobs 2026 non sono più un settore di nicchia: stanno ridisegnando le competenze richieste dall’economia italiana in modo trasversale, dalle filiere agroalimentari alla gestione del territorio urbano, dall’agricoltura di precisione alla comunicazione ambientale delle imprese.
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Cosa sono i green jobs e perché crescono
Con il termine green jobs si fa riferimento a quelle occupazioni che contribuiscono a preservare o ripristinare la qualità ambientale, a ridurre il consumo di risorse naturali o a decarbonizzare i processi produttivi. La definizione adottata dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) è intenzionalmente ampia e comprende figure molto diverse: dall’agronomo specializzato in agricoltura biologica al tecnico di impianti fotovoltaici, dal progettista del verde urbano al responsabile sostenibilità di una grande industria alimentare.
In Italia la crescita di queste figure è sostenuta da almeno tre fattori strutturali. Il primo è l’orientamento degli investimenti pubblici del PNRR verso la transizione ecologica, che ha accelerato la domanda di competenze verdi in settori precedentemente meno esposti a queste tematiche. Il secondo è l’evoluzione normativa europea — dal Green Deal alla strategia Farm to Fork — che impone alle imprese agroalimentari standard ambientali più stringenti, con conseguente necessità di personale capace di gestirli e documentarli. Il terzo è la pressione della domanda dei consumatori, sempre più attenti all’origine e all’impatto ambientale dei prodotti che acquistano, che spinge le imprese a rendicontare e comunicare le proprie pratiche in modo credibile.
Secondo i dati ISTAT, il settore dell’agricoltura biologica in Italia conta oggi oltre 90.000 operatori certificati, con una superficie che supera i 2,2 milioni di ettari. Il verde urbano, la gestione dei parchi e la progettazione del paesaggio sono in espansione in tutte le città di medie e grandi dimensioni, anche grazie ai piani di forestazione urbana previsti da molti PNRR comunali. L’intersezione tra queste tendenze e la domanda di competenze digitali crea figure professionali ibride che non esistevano cinque anni fa.
Le professioni verdi più richieste nel 2026
All’interno del panorama dei green jobs, alcune figure emergono con maggiore frequenza nelle richieste delle imprese italiane nel 2026.
Il tecnico del verde urbano e del paesaggio gestisce la progettazione e la manutenzione di spazi verdi in contesti urbani e periurbani: parchi pubblici, giardini privati di pregio, aree verdi di strutture ricettive e sanitarie, tetti e pareti verdi di edifici residenziali e commerciali. La domanda è alimentata dall’obbligo normativo in molti comuni di incrementare le superfici verdi urbane e dalla crescente attenzione al benessere degli spazi pubblici. Le competenze richieste spaziano dalla botanica applicata alla conoscenza dei materiali e delle tecniche di costruzione del paesaggio, fino all’uso di software di progettazione come AutoCAD e SketchUp.
Il tecnico di agricoltura di precisione applica sensori, droni, sistemi GPS e analisi dei dati per ottimizzare l’uso di acqua, fertilizzanti e fitofarmaci nelle coltivazioni. È una figura che richiede competenze agronomiche di base integrate con quelle digitali, e che trova occupazione tanto nelle grandi cooperative agricole quanto nei centri di assistenza tecnica alle imprese agricole. La riduzione dei costi di produzione e dell’impatto ambientale sono i due obiettivi che le aziende perseguono attraverso queste competenze.
Il responsabile sostenibilità nella filiera agroalimentare gestisce la rendicontazione ESG delle imprese, coordina le certificazioni ambientali — biologico, carbon footprint, FSC, Rainforest Alliance — e supervisiona le relazioni con i fornitori in ottica di supply chain sostenibile. È una figura prevalentemente manageriale, che richiede una formazione solida sia sull’agroalimentare sia sui framework normativi e di rendicontazione della sostenibilità (GRI Standards, CSRD europea).
Il comunicatore della sostenibilità nel food è emerso negli ultimi anni all’incrocio tra marketing, comunicazione digitale e conoscenza approfondita delle filiere produttive. Lavora nelle imprese agroalimentari, nei consorzi di tutela e nelle agenzie specializzate, gestendo la narrazione della sostenibilità del prodotto attraverso canali digitali e fisici. Con l’entrata in vigore della Direttiva Green Claim europea, questa figura deve anche essere in grado di verificare che le affermazioni ambientali nei contenuti siano supportate da certificazioni terze riconosciute.
Verde, agroalimentare e digitale: dove convergono le opportunità
La convergenza tra sostenibilità, agroalimentare e digitale è il terreno più fertile per i green jobs nel 2026. Le imprese che producono, trasformano e distribuiscono alimenti di qualità — in particolare quelle certificate DOP, IGP e biologico — hanno bisogno di professionisti capaci di comunicare la propria filiera produttiva con precisione e credibilità su canali digitali, di gestire le certificazioni ambientali, e di ottimizzare i processi produttivi riducendo l’impatto sull’ambiente.
Questa convergenza richiede profili formativi che non si limitano a una sola dimensione. Un professionista che conosce solo il marketing digitale non sa leggere un disciplinare di produzione DOP. Un agronomo che non conosce gli strumenti digitali non riesce a costruire la narrazione della propria filiera sui canali dove i consumatori si informano e acquistano. I green jobs più richiesti nel 2026 sono spesso figure ibride, e la formazione tecnica post-diploma specializzata è uno dei pochi contesti in cui questa ibridazione viene progettata in modo sistematico, con docenti che provengono dal mondo delle imprese.
Come formarsi per i green jobs con un ITS
Gli ITS Academy offrono percorsi biennali post-diploma specificamente orientati alle professioni del verde e dell’agroalimentare sostenibile, con una componente di stage in azienda che va da 800 a oltre 900 ore. ITS Agro forma queste figure a Viterbo e Roma, con corsi che integrano competenze tecniche di settore, strumenti digitali e tirocinio diretto in imprese del territorio.
Il corso Green & Garden Manager forma tecnici superiori in grado di progettare, realizzare e gestire spazi verdi in contesti urbani e privati, con competenze che spaziano dalla botanica applicata all’uso di software di progettazione del paesaggio, dalla gestione di cantieri verdi alla conoscenza della normativa ambientale locale. Il corso Agrifood Digital Marketing forma invece i comunicatori e i commerciali del settore food, con un focus sulla digitalizzazione della filiera e sulla valorizzazione dei prodotti tipici italiani sui mercati nazionali e internazionali.
Il profilo ITS è particolarmente adatto a chi vuole entrare nel mondo del lavoro verde con una formazione tecnica solida, senza dover affrontare un percorso universitario di cinque anni. I percorsi biennali dell’ITS sono progettati per rispondere alla domanda concreta delle imprese: i moduli didattici vengono ridisegnati periodicamente in collaborazione con le aziende partner, e i docenti che provengono dal mondo produttivo portano in aula pratiche e strumenti aggiornati alla realtà del mercato attuale. Per i green jobs in particolare, dove le normative e le tecnologie evolvono rapidamente, questo tipo di aggiornamento continuo è un vantaggio strutturale rispetto a percorsi costruiti su curricula fissi pluriennali.
Le selezioni per i corsi ITS Agro si svolgono periodicamente. La selezione in ingresso — che include un test scritto e un colloquio motivazionale — valuta sia la preparazione di base sia la motivazione reale per il settore. Non è richiesta una laurea né una formazione pregressa specifica: i percorsi sono aperti a diplomati di qualsiasi indirizzo che dimostrino interesse concreto per le tematiche affrontate.
Entrambi i percorsi sono completamente gratuiti per gli studenti, prevedono 800 ore di stage in azienda e rilasciano il diploma di tecnico superiore EQF 5. Per chi vuole orientarsi tra le professioni green e capire quale percorso corrisponde meglio al proprio profilo e alle proprie aspirazioni, esplorare i corsi ITS Agro attivi è il punto di partenza più diretto.
L’ITS Agroalimentare del Lazio propone corsi professionalizzanti post diploma per formare tecnici di processi gestionali, commerciali, di marketing, promozione e tutela dei prodotti agro-industriali.


