L’etichettatura alimentare nel 2026 è un tema che riguarda contemporaneamente chi produce cibo, chi lo distribuisce e chi ne gestisce la comunicazione. Dopo anni di dibattito sul NutriScore — sistema di classificazione nutrizionale frontale la cui adozione obbligatoria a livello europeo è stata definitivamente accantonata — il quadro normativo si è evoluto verso soluzioni più articolate, con nuove sfide per i professionisti del settore. Capire cosa cambia, e cosa questo significa per chi lavora nella comunicazione e nel marketing alimentare, è diventato parte delle competenze di base del settore.
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Il quadro normativo sull’etichettatura nel 2026
Il riferimento principale per l’etichettatura degli alimenti nell’Unione Europea rimane il Regolamento (UE) 1169/2011, che ha introdotto l’obbligo di dichiarazione nutrizionale sul retro della confezione con i valori per 100g/100ml e per porzione. Questo regolamento è in vigore da oltre un decennio, ma continua a essere aggiornato da atti delegati della Commissione Europea e da nuove linee guida interpretative.
Nel 2026 i principali cambiamenti normativi in atto riguardano tre aree distinte. La prima è l’etichettatura degli alimenti prodotti con nuove tecnologie genomiche: la Commissione ha proposto regole di trasparenza specifiche per i prodotti derivati da tecniche di genomica avanzata (NGT), con obblighi di indicazione in etichetta che differiscono da quelli applicati agli OGM tradizionali e che stanno attraversando il percorso di approvazione in sede europea.
La seconda area riguarda l’etichettatura di origine per alcune categorie di prodotti trasformati — latte, carne, derivati — dove le norme sull’indicazione del paese di origine sono state progressivamente estese e rese più dettagliate. Per le imprese che operano con materie prime da fornitori multipli, questa evoluzione normativa ha implicazioni dirette sulla gestione delle etichette e sulla comunicazione al consumatore.
La terza area, e quella con le implicazioni più dirette per i professionisti della comunicazione, è quella dei claim ambientali e di sostenibilità. La Direttiva sul Green Claim, proposta dalla Commissione nel 2023 e in corso di recepimento negli stati membri, impone standard di verifica più stringenti per le dichiarazioni ambientali sulle etichette e nelle comunicazioni commerciali. Non si può più scrivere “ecologico”, “sostenibile”, “rispettoso dell’ambiente” o “a ridotte emissioni” senza una certificazione terza riconosciuta che verifichi e documenti l’affermazione. Le dichiarazioni ambientali generiche — storicamente usate come leva di marketing nel food — sono sotto scrutinio crescente sia da parte delle autorità di regolazione sia da parte delle associazioni di consumatori e delle organizzazioni ambientaliste.
Per un approfondimento sul dibattito sui sistemi di etichettatura nutrizionale e sul contesto che ha portato all’accantonamento del NutriScore obbligatorio, puoi leggere l’analisi su NutriScore e sistemi di etichettatura già pubblicata sul blog di ITS Agro.
Cosa deve sapere chi lavora nella comunicazione alimentare
Per un professionista della comunicazione e del marketing nel settore food, la conoscenza delle norme sull’etichettatura non è un optional riservato agli uffici legali: è una competenza operativa che incide direttamente sul lavoro quotidiano in modo concreto e immediato.
Scrivere le descrizioni dei prodotti per un e-commerce agroalimentare, preparare i materiali per una campagna social su un olio extravergine DOP, gestire le schede prodotto su Amazon per un’azienda di conserve artigianali, costruire un piano editoriale per un consorzio biologico: tutte queste attività richiedono la capacità di leggere un’etichetta, di capire quali informazioni sono obbligatorie e quali sono facoltative, di distinguere un claim nutrizionale regolamentato — come “fonte di fibra”, “senza grassi saturi aggiunti”, “ad alto contenuto di vitamina C” — da una descrizione commerciale generica, e di verificare che i contenuti prodotti rispettino le norme vigenti prima della pubblicazione.
Chi gestisce campagne di advertising per prodotti alimentari deve essere consapevole che Meta e Google applicano regole specifiche sulla pubblicità di alimenti con determinate caratteristiche nutrizionali. I claim sulla salute non possono essere utilizzati liberamente nelle inserzioni pubblicitarie: la normativa europea (Regolamento CE 1924/2006 sui claim nutrizionali e sulla salute) stabilisce un elenco preciso di affermazioni consentite e vietate. Alcune categorie di prodotti — integratori, alimenti per bambini, prodotti per diete speciali, alimenti per sportivi — hanno vincoli di comunicazione più stringenti rispetto agli alimenti convenzionali, con rischi legali significativi in caso di non conformità.
La questione dei claim di sostenibilità merita un’attenzione particolare per chi lavora nel marketing del food nel 2026. Con la Direttiva Green Claim, le imprese che comunicano caratteristiche ambientali devono poter supportare ogni affermazione con documentazione verificabile da una terza parte accreditata. Per il comunicatore o il content manager, questo significa non poter scrivere copy di marketing sulle caratteristiche ambientali di un prodotto senza aver prima verificato con l’azienda quali certificazioni esistono a supporto di quelle affermazioni. Un approccio diverso espone sia il cliente sia il professionista che ha prodotto il contenuto a rischi legali e reputazionali potenzialmente significativi.
Competenze professionali richieste: tra normativa e marketing
Il professionista della comunicazione alimentare nel 2026 opera all’intersezione di tre domini di competenza che fino a pochi anni fa raramente si sovrapponevano: il marketing digitale, la conoscenza della filiera produttiva e la familiarità con il quadro normativo di settore.
La prima dimensione — il marketing digitale — include la gestione dei canali social, la produzione di contenuti, la gestione delle campagne a pagamento e l’analisi delle performance. È la dimensione più immediatamente visibile e quella su cui si concentrano la maggior parte dei percorsi formativi generalisti disponibili sul mercato.
La seconda dimensione — la conoscenza della filiera — permette di comunicare in modo credibile e preciso: capire la differenza tra un olio extravergine di prima spremitura a freddo e uno convenzionale, conoscere i disciplinari di produzione dei principali consorzi DOP e IGP, sapere cosa distingue il biologico certificato dal residuo zero, comprendere la stagionalità dei prodotti e come questa influisce sulla strategia editoriale. Senza questa conoscenza, la comunicazione alimentare rischia di essere superficiale o, peggio, di contenere imprecisioni che danneggiano la reputazione del produttore e la fiducia del consumatore.
La terza dimensione — la familiarità normativa — è quella che richiede più aggiornamento continuo, proprio perché il quadro legislativo evolve con regolarità. Non è necessario essere giuristi: è necessario sapere dove guardare, quali fonti consultare — Gazzetta Ufficiale UE, sito del Ministero della Salute, portale EFSA — e quando è opportuno chiedere una verifica legale prima di pubblicare un contenuto commerciale.
La specificità di questo profilo professionale — a metà tra competenze normative, conoscenza di filiera e marketing digitale — rende la formazione generalista spesso insufficiente. I corsi universitari di marketing coprono raramente la dimensione normativa specifica del food; i corsi di diritto alimentare coprono raramente la dimensione operativa del marketing digitale. La presenza costante di norme che evolvono — come nel caso dei claim ambientali o dell’etichettatura di origine — rende l’aggiornamento continuo parte integrante della professione, non un’attività opzionale. Un professionista che costruisce la propria carriera in questo settore deve mettere in conto una lettura regolare delle novità normative europee e nazionali, con particolare attenzione alle linee guida applicative che le autorità competenti pubblicano per supportare le imprese nell’adeguamento.
I percorsi formativi che integrano sistematicamente queste tre dimensioni sono ancora rari nel panorama italiano. Il corso Agrifood Digital Marketing di ITS Agro è costruito proprio su questa integrazione, con moduli che coprono il quadro normativo del settore food accanto agli strumenti di marketing digitale e alla conoscenza delle filiere produttive agroalimentari. Se ti interessa lavorare nella comunicazione del settore alimentare con una formazione tecnica solida e aggiornata, puoi approfondire l’offerta tra i corsi ITS Agro disponibili.
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