Gli istituti tecnici diventano licei tecnologici: cosa significa per chi sceglie un ITS Academy

Gli istituti tecnici diventano licei tecnologici: cosa significa per chi sceglie un ITS Academy

Il Consiglio dei ministri ha approvato un provvedimento che cambia il nome, e insieme il posizionamento, di due pezzi importanti della scuola italiana: gli istituti tecnici diventano licei tecnologici e gli istituti professionali licei professionali. Il testo prevede anche una revisione del monte ore degli istituti tecnici e dieci milioni di euro aggiuntivi per il fondo destinato ai campus della filiera formativa tecnologico-professionale.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, lo ha commentato parlando di un pregiudizio che in Italia dura da decenni, quello per cui chi sceglie un istituto tecnico o professionale farebbe «una scelta di serie B» rispetto a chi si iscrive al liceo. Nella stessa dichiarazione ha collegato il provvedimento alla riforma del 4+2, che quest’anno entra a regime, e ha indicato esplicitamente gli ITS Academy come una delle due strade che si aprono a chi completa quel percorso: specializzarsi in un ITS, oppure entrare subito nel mercato del lavoro.

Per una Fondazione ITS come la nostra, che lavora ogni giorno sulla formazione tecnica superiore, è un passaggio che vale la pena leggere con attenzione. Non tanto per il cambio di denominazione, su cui il dibattito è legittimamente aperto e su cui ognuno può avere la propria opinione, quanto per due fatti che stanno intorno.

Il primo fatto: gli ITS non sono più una nota a margine

Fino a pochi anni fa gli Istituti Tecnologici Superiori erano un sistema che bisognava spiegare ogni volta da capo, anche a chi lavorava nell’istruzione. Oggi vengono citati in una dichiarazione della presidente del Consiglio come uno dei due esiti naturali della scuola tecnica, e questo dice qualcosa sul percorso fatto dal sistema nel suo insieme.

I numeri accompagnano il cambio di attenzione. Gli ITS Academy in Italia sono circa centocinquanta e gli iscritti sono passati da undicimila a circa quarantamila nell’arco degli ultimi anni, con l’accelerazione legata agli investimenti del PNRR sul sistema. Il tasso di occupazione dei diplomati ITS supera l’80%, un dato che regge da diversi cicli di monitoraggio e che non dipende dal singolo territorio.

Soprattutto, la domanda delle imprese è documentata. Secondo la rilevazione Unioncamere-Ministero del Lavoro sul sistema informativo Excelsior, nel 2025 le imprese italiane hanno programmato l’ingresso di quasi 117mila diplomati ITS, e il 57,3% di quelle posizioni è risultato difficile da coprire: una quota più alta di quella registrata per i laureati, ferma al 50,9%. Il Lazio è la seconda regione d’Italia per domanda di diplomati ITS, con 16.600 entrate programmate, dietro alla sola Lombardia. Il dato riguarda tutti i settori e va letto come cornice, non come fotografia di una singola filiera: ma la cornice dice che in Italia un tecnico superiore è più difficile da trovare di un laureato.

Il secondo fatto: il 4+2 cambia il modo in cui si arriva a un ITS

La riforma della filiera formativa tecnologico-professionale, quella che tutti chiamano 4+2, accorcia a quattro anni il percorso di scuola secondaria e ne prevede due successivi in un ITS Academy. Non è un’abbreviazione del liceo: è un modo diverso di organizzare l’ultimo tratto della formazione, tenendo insieme scuola, impresa e specializzazione tecnica in un disegno unico.

Per chi progetta percorsi ITS questo significa una cosa molto concreta: il raccordo con le scuole non è più un’attività di orientamento che si aggiunge alla didattica, ma parte della struttura del percorso. La nostra Fondazione lavora in rete con una dozzina di istituti scolastici del territorio, con l’IIS Farnese come ente di riferimento, ed è dentro la sperimentazione del modello 4+2. È un lavoro poco visibile dall’esterno e piuttosto impegnativo: mettere d’accordo i programmi di una scuola e quelli di un biennio terziario richiede tempo, riunioni e fiducia reciproca.

«Da anni ripetiamo che la formazione tecnica non è un percorso di riserva per chi non ce la fa altrove, e trovare questa idea al centro dell’agenda nazionale è un fatto che registriamo con soddisfazione», dice Eugenio Stelliferi, presidente della Fondazione ITS Academy Agroalimentare. «Ma il riconoscimento, da solo, non cambia la vita di un ragazzo: quello che la cambia è la qualità di ciò che trova dentro il percorso. Per noi vuol dire ottocento ore in azienda su milleottocento, docenti che arrivano dalle imprese, laboratori con strumenti veri e un’indagine annuale in cui chiediamo alle aziende del territorio quali competenze stanno cercando. Se il sistema cresce, cresce perché queste cose vengono fatte bene, non perché cambia un’etichetta.»

L’agroalimentare è il posto dove questo discorso si vede meglio

C’è un settore in cui la distanza tra la reputazione di un mestiere e il suo contenuto reale è particolarmente evidente, e quel settore è l’agroalimentare. È la filiera che regge una parte importante dell’export italiano e dell’immagine del Paese nel mondo, ed è anche quella di cui si continua a parlare con un immaginario vecchio di trent’anni.

Il lavoro agroalimentare di oggi è fatto di tracciabilità e blockchain, di sistemi di certificazione e audit, di analisi sensoriale, di marketing digitale e di pratiche di export, di progettazione del verde con droni e sistemi di mappatura, di arboricoltura urbana e di gestione dei cantieri. Sono competenze tecniche e insieme digitali e organizzative, e sono esattamente il tipo di profilo che le imprese dichiarano di non trovare.

La nostra Fondazione forma quattro figure su questo terreno. A Viterbo, in via del Paradiso 4, l’Agrifood Digital Marketing & Sales Manager — per esteso, Tecnico Superiore per il Digital Marketing & Sales Management per il settore agroalimentare — realizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Rieti-Viterbo, che forma chi promuove e vende i prodotti agroalimentari sui canali digitali e sui mercati esteri. A Roma, in via di Vigna Murata 573, il Green e Garden Manager, Tecnico Superiore per la Progettazione e Gestione d’Impresa del Verde; il Tecnico del Verde, Tecnico Superiore per la Gestione del Verde Urbano e Arboricoltura; e l’Agrimanager, Tecnico Superiore per le Certificazioni e Audit dei Sistemi di Qualità Agroalimentari.

Tutti e quattro sono percorsi biennali con 1.800 ore complessive, mille d’aula e laboratorio e ottocento di stage in azienda, venticinque posti, completamente gratuiti perché cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo Plus 2021-2027. Almeno il sessanta per cento della docenza è affidato a professionisti che lavorano nelle imprese, e le certificazioni e le abilitazioni previste si conseguono presso centri accreditati a carico della Fondazione. Al termine si consegue il Diploma di specializzazione per le tecnologie applicate, titolo di V livello EQF valido per i pubblici concorsi e riconosciuto in crediti universitari ai sensi del DM 247/2023.

Cosa resta da fare, al netto dei nomi

Un provvedimento che ridenomina gli istituti tecnici non risolve da solo il pregiudizio che dichiara di voler correggere, e nessuno lo sostiene. Quel pregiudizio si smonta nei fatti: quando un diplomato tecnico trova un lavoro qualificato in tempi brevi, quando un’impresa racconta di aver trovato la persona che cercava, quando un genitore capisce che la strada tecnica non è una porta che si chiude ma una che si apre su un mestiere.

È il lavoro che facciamo, e continuiamo a farlo indipendentemente da come si chiamano le scuole. Ma è più facile farlo in un Paese che ha smesso di considerarlo secondario.

Le iscrizioni ai percorsi 2026-2028 sono aperte. Ogni corso prevede venticinque posti, assegnati attraverso una selezione. Modalità di ammissione e domanda su itsagro.it/iscrizioni. Per informazioni: segreteria@itsagro.info, +39 345.8609724.

Fonti dei dati citati: Unioncamere e Ministero del Lavoro, sistema informativo Excelsior, 2025; monitoraggio nazionale sugli esiti occupazionali dei diplomati ITS; indagine sui fabbisogni delle imprese condotta dalla Fondazione, edizioni 2024 e 2025.



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