Cosa fare dopo la maturità: 5 domande utili per scegliere (senza ansia)

Cosa fare dopo la maturità: 5 domande utili per scegliere (senza ansia)

Luglio è il mese più strano dell’anno per chi ha appena finito la maturità. La pressione dell’esame è finita, ma al suo posto arriva qualcosa di diverso: la sensazione che tutti si aspettino una decisione chiara su cosa fare della propria vita. Università, ITS, lavoro, un anno di pausa. Le opzioni sembrano molte, i consigli ancora di più, e spesso si contraddicono tra loro. Chi ti dice che senza la laurea non vai da nessuna parte, chi ti dice che l’università è diventata inutile, chi ti suggerisce di lavorare subito e chi insiste che devi continuare a studiare.

La buona notizia è che non esiste una scelta giusta in assoluto. Esiste una scelta giusta per te, in questo momento, con le tue priorità, le tue attitudini e le tue risorse. Quello che aiuta non è avere la risposta pronta, ma avere le domande giuste da cui partire. Ne abbiamo individuate cinque che, nella nostra esperienza con centinaia di studenti che si sono avvicinati ai corsi ITS Agro nel corso degli anni, chiariscono le idee meglio di qualsiasi consiglio generico.

Perché luglio è il momento giusto per informarsi — ma non per decidere di corsa

Aspettare troppo ha un costo reale e concreto. Molti corsi ITS aprono le iscrizioni durante l’estate e chiudono i bandi in autunno, a volte con scadenze precise che non si spostano. Se aspetti novembre o dicembre per cominciare a informarti, alcune opportunità saranno già chiuse. Lo stesso vale per l’iscrizione all’università: i termini di immatricolazione cadono tipicamente tra luglio e settembre, e alcune facoltà a numero programmato richiedono test di ingresso con date fisse.

Allo stesso tempo, prendere una decisione frettolosa solo per togliersi il pensiero è un errore altrettanto frequente, e spesso più costoso sul lungo periodo. Iscriversi a un corso senza averlo capito davvero, scegliere una facoltà perché lo fanno tutti, seguire il consiglio di qualcuno che non conosce il tuo profilo: sono scelte che poi richiedono correzioni, e le correzioni costano tempo ed energie.

Il suggerimento pratico è questo: usa luglio e agosto per raccogliere informazioni serie — non per decidere definitivamente, ma per ridurre le opzioni reali da quattro o cinque a una o due. Vai agli open day, parla con chi ha già fatto i percorsi che stai valutando, leggi le schede corso con attenzione, chiedi al personale orientativo le domande che ti sembrano ovvie. Nessuna domanda è stupida in questa fase. Poi, con una base informativa solida costruita in settimane, la decisione sarà molto più semplice e sicura di quanto sembri adesso.

Le 5 domande che chiariscono le idee

Prima domanda: voglio studiare ancora per capire, o voglio imparare facendo? Questa è la domanda più sottovalutata di tutta la fase di orientamento post-diploma, e anche quella che più spesso viene ignorata perché sembra banale. Non è una questione di intelligenza, di ambizione o di capacità: è una questione di stile di apprendimento. Alcune persone si trovano bene con le lezioni frontali, i libri, le teorie da metabolizzare prima di applicarle, gli esami che misurano quanto si è capito in modo analitico. Altre imparano molto meglio mettendo le mani su un problema reale, sperimentando soluzioni, sbagliando, correggendo e riprovando fino a quando qualcosa funziona davvero. L’università è strutturata quasi interamente attorno al primo modello. Gli ITS Academy, con la loro alternanza continua tra aula, laboratorio e stage aziendale — con le 800 ore di tirocinio previste nel biennio — sono costruiti esplicitamente per il secondo. Non c’è un approccio superiore in assoluto: c’è quello che funziona meglio per te, e ignorare questa differenza è una delle cause più frequenti di abbandono scolastico e insoddisfazione formativa.

Seconda domanda: ho già un’idea di settore, anche vaga? Non è necessario sapere esattamente quale lavoro si vuole fare a vent’anni. Non lo sa quasi nessuno con certezza, e chi dice di saperlo spesso cambia idea nel giro di pochi anni. Ma avere anche solo una direzione di interesse — il cibo e la sua produzione, il verde e il paesaggio, il marketing digitale, la tecnologia, la comunicazione — aiuta moltissimo a orientare la scelta formativa verso qualcosa che ha un senso pratico. Chi si iscrive a un ITS senza alcun interesse per il settore specifico spesso fatica a mantenere la motivazione durante un percorso che richiede presenza costante, coinvolgimento attivo e una certa disponibilità a fare cose pratiche anche quando si è stanchi. Al contrario, chi ha anche solo una curiosità genuina per il settore tende a crescere rapidamente, perché tutto ciò che impara ha immediatamente una connessione con qualcosa che gli interessa.

Terza domanda: quanto tempo ho a disposizione e quali sono i miei vincoli economici? Questa è una domanda concreta e necessaria che spesso viene evitata perché può sembrare imbarazzante, ma che è fondamentale per fare una scelta sostenibile. Una laurea magistrale dura nominalmente cinque anni, ma la durata media effettiva in Italia è notevolmente più lunga. Una laurea triennale dura tre anni teorici, ma anche qui i fuori corso sono la norma piuttosto che l’eccezione. Un biennio ITS dura due anni esatti, con un piano didattico strutturato, sessioni fisse e un sistema di valutazione che non prevede accumulare esami arretrati o anni fuori corso. Inoltre, i corsi ITS Academy sono completamente gratuiti: non ci sono tasse di iscrizione, non ci sono libri da acquistare a proprie spese, non ci sono esami con costi aggiuntivi. Per chi ha vincoli economici reali — e molti giovani ce li hanno — questa non è una differenza secondaria: è una differenza che incide concretamente sulla sostenibilità del percorso.

Quarta domanda: mi interessa il titolo accademico o mi interessa lavorare nel settore? Formulata così, la domanda sembra tendere la mano a una risposta precostituita. Non è così: entrambe le risposte sono legittime e portano a scelte diverse, entrambe sensate. Se il tuo obiettivo è un percorso di ricerca scientifica, una carriera accademica, oppure una professione regolamentata per legge che richiede specificatamente una laurea — come medico, avvocato, ingegnere o architetto — l’università è la strada necessaria e non ci sono alternative valide. Se invece il tuo obiettivo principale è entrare nel mercato del lavoro in un settore specifico nel più breve tempo possibile, acquisendo competenze operative che le aziende del settore cercano davvero, un ITS può essere la risposta più diretta ed efficiente. Vale la pena ricordare che il diploma ITS è un titolo certificato a livello europeo come EQF 5, riconosciuto nell’ambito del Quadro Europeo delle Qualifiche: non è un certificato professionale qualsiasi, ma un titolo di istruzione terziaria con piena valenza formale.

Quinta domanda: conosco qualcuno che ha già fatto questa scelta? La fonte di informazione più affidabile che esiste non è un sito web, non è una brochure patinata e non è questo articolo. È una persona reale che ha percorso la strada che stai valutando e che può raccontarti com’è andata davvero — cosa ha imparato, cosa non si aspettava, cosa ha trovato difficile, cosa è stato più utile, cosa rifarebbe esattamente allo stesso modo e cosa cambierebbe se potesse tornare indietro. Prima di prendere qualsiasi decisione importante, cerca attivamente chi ha già fatto quel percorso e chiedigli tutto quello che vuoi sapere, anche le cose che sembrano ovvie o che potrebbero sembrare poco serie. Agli open day di ITS Agro, i nostri diplomati partecipano regolarmente proprio per questo scopo: non per fare promozione, ma per raccontare la loro esperienza concreta a chi sta cercando di capire se quel percorso fa per lui.

Università, ITS o lavoro: quando ha senso ciascuna scelta

L’università ha senso quando si ha un obiettivo professionale che richiede specificatamente una laurea — e sono molti, non bisogna sottovalutarli. Ha senso anche quando si è genuinamente motivati a fare ricerca, a sviluppare un pensiero analitico avanzato su una disciplina specifica, e si è pronti a investire anni nel percorso accademico con piena consapevolezza dei tempi e dei costi. Ha senso anche quando non si ha ancora un’idea di settore e si vuole usare il primo periodo universitario per esplorare e capire meglio cosa ci interessa — anche se questo comporta un costo economico e di tempo non trascurabile.

Un ITS ha senso quando si ha un interesse chiaro per un settore specifico, si vuole lavorare nel più breve tempo possibile, si preferisce imparare attraverso la pratica diretta piuttosto che attraverso la teoria astratta, e si valorizza il fatto di costruire relazioni reali con le aziende del settore già durante la formazione. È particolarmente indicato per chi non vuole — o non può — permettersi anni di studio prevalentemente teorico prima di entrare nel mercato del lavoro.

Lavorare subito ha senso in alcuni casi specifici: quando si ha già un’opportunità concreta e ben definita, quando si ha bisogno di autonomia economica immediata che il percorso formativo non permette, oppure quando si è consapevoli di voler accumulare esperienza pratica prima di decidere quale tipo di formazione complementare cercare in seguito. Non è mai una scelta sbagliata in sé: lo diventa solo se viene vissuta come rinuncia passiva piuttosto che come scelta attiva e consapevole.

Se il settore agroalimentare, del verde urbano o del marketing food ti interessa, ITS Agro organizza open day in estate e in autunno proprio per questo: offrire un’occasione di incontro reale, non mediato da materiali promozionali. È il momento migliore per fare tutte le domande di persona, vedere gli spazi, parlare con chi ha già completato il percorso e capire se fa per te. Trovi le date aggiornate su itsagro.it/open-day e una panoramica completa su tutti i corsi ITS Agro disponibili per il biennio 2026-2028.



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