Da Assaggi 2026 ai project work: gli studenti dell’ITS Agro restituiscono i progetti realizzati per le imprese del territorio

Da Assaggi 2026 ai project work: gli studenti dell’ITS Agro restituiscono i progetti realizzati per le imprese del territorio

C’è un momento, in ogni percorso ITS, in cui la teoria scende in strada. Per gli studenti della Fondazione ITS Academy Agroalimentare quel momento ha avuto un nome preciso: Assaggi 2026, il Salone dell’Enogastronomia Laziale. È lì, tra gli stand del Complesso di Santa Maria in Gradi, che i ragazzi dei corsi Agrifood Digital Marketing & Sales Manager, Manager Agrituristico ed Evologo hanno incontrato imprenditori veri, prodotti veri, problemi veri da risolvere. E da quell’incontro sono nati i progetti presentati lunedì 22 giugno nella giornata di restituzione.

Davanti a docenti, tutor e referenti aziendali, ogni gruppo ha portato il proprio lavoro: analisi, strategie, idee, numeri. Non esercitazioni di scuola, ma documenti pensati per essere usati. È questo il senso del progetto speciale con cui l’ITS ha partecipato alla manifestazione.

Il progetto speciale: competenze al servizio delle imprese

Per la quinta edizione di Assaggi, ospitata dal 16 al 18 maggio 2026 a Viterbo, l’ITS Academy Agroalimentare ha messo in campo il progetto “Competitività e Innovazione: strategie di marketing e internazionalizzazione per l’agroalimentare”, nato nell’ambito della collaborazione con la Camera di Commercio di Rieti Viterbo. L’idea è semplice e ambiziosa allo stesso tempo: affiancare le aziende del territorio con un servizio di analisi e consulenza, svolto dagli studenti sotto la guida dei docenti.

Il lavoro ha seguito un percorso strutturato. Prima l’ascolto: interviste agli imprenditori, osservazione diretta, studio della comunicazione esistente. Poi l’analisi: posizionamento, concorrenza, pubblico di riferimento, punti di forza e di debolezza. Infine la proposta: un concept, degli archi narrativi, una strategia e una lista di azioni concrete su sito, social, eventi e relazioni con il territorio.

Per gli studenti è un’esperienza che vale doppio. Da un lato avvicina al lavoro, perché costringe a confrontarsi con vincoli reali e con persone che rischiano in proprio. Dall’altro costruisce un portfolio fatto di casi concreti, il biglietto da visita più convincente quando si entra nel mondo del lavoro. Per le aziende, invece, è l’occasione di guardare al proprio marchio con occhi nuovi, senza costi e con lo sguardo fresco di chi studia le tendenze più recenti.

I cinque progetti

Evologo — Assaggi visto dall’alto: da vetrina della Tuscia a salone del Lazio

Il gruppo del corso Evologo ha fatto una scelta diversa da tutti gli altri: invece di studiare un’azienda, ha studiato l’evento. Ha preso Assaggi e lo ha messo sotto la lente, chiedendosi quale valore generi davvero per i produttori, per le imprese e per il territorio, e fin dove potrebbe arrivare.

Il punto di partenza è la ricchezza della Tuscia viterbese, raccontata attraverso le sue eccellenze: il Fagiolo del Purgatorio di Gradoli, la Lenticchia di Onano, il Cece del solco dritto di Valentano, la Patata dell’Alto Viterbese, l’Olio Tuscia DOP, i vini della Tuscia, la Nocciola Romana DOP. Una base produttiva di qualità che però, secondo l’analisi del gruppo, non è ancora pienamente valorizzata sul piano della comunicazione e della proiezione nazionale e internazionale.

L’analisi SWOT è netta. Tra i punti di forza: un’identità territoriale unica, la selezione curata dei produttori, la presenza di marchi DOP e IGP, il sostegno economico agli espositori, un format accessibile e capace di mettere in relazione diretta chi produce e chi acquista. Tra le debolezze: una dimensione ancora prevalentemente locale, pochi buyer nazionali ed esteri, una comunicazione poco strutturata e una visibilità lontana da quella dei grandi saloni come Vinitaly, Tuttofood o Terra Madre. Un benchmark con le principali fiere del mondo, da Gulfood a SIAL, ha aiutato a misurare la distanza e a indicare la direzione.

Da qui la proposta più coraggiosa della giornata: far crescere Assaggi da vetrina dei prodotti della Tuscia a piattaforma regionale dell’intero sistema agroalimentare laziale. Il Lazio, osservano gli studenti, non ha ancora un salone di riferimento: Assaggi potrebbe diventarlo, mettendo in rete Tuscia, Ciociaria, Agro Pontino e Sabina in un racconto unico che unisce produzione, ristorazione, turismo, cultura e sostenibilità.

Le idee operative sono molte e tutte concrete: il restyling del sito con programmazione anticipata e archivio delle edizioni; uno shop online dei prodotti dei partecipanti affiancato da un canale B2B per i buyer; la selezione mensile dei migliori agriturismi della regione; un format modulare fatto di evento centrale a Viterbo, eventi satellite nei borghi e percorsi permanenti durante l’anno; un sistema di ambassador territoriali; una piattaforma digitale con mappa interattiva dei produttori e itinerari enogastronomici. A fare da collante, una campagna diffusa — “Assaggi nel Lazio” — con roadshow territoriali, press tour, mini-documentari sui produttori e l’integrazione con DMO e GAL, fino al collegamento con le opportunità di export legate alla nuova zona doganale del porto di Civitavecchia.

Manager Agrituristico — Parco delle Querce Experience: quando l’isolamento diventa un punto di forza

Gli studenti del secondo biennio del corso Manager Agrituristico hanno lavorato sull’Agriturismo Parco delle Querce di Valentano, nato diciotto anni fa dal sogno di Cristiano e Simona di trasformare le proprie radici in un progetto capace di raccontare il territorio e la cucina della tradizione. La domanda da cui sono partiti è quella che oggi attraversa tutto il settore: come si differenzia un agriturismo, quando il turista non cerca più solo un letto e un piatto, ma un’esperienza da ricordare?

La risposta del gruppo si appoggia su un’analisi solida. Il mercato agrituristico italiano cresce — secondo i dati ISTAT oltre 26.000 aziende, 4,7 milioni di arrivi, un valore di circa 1,93 miliardi di euro, con una quota rilevante di turisti stranieri — e premia chi sa offrire natura, sostenibilità ed enogastronomia insieme. Il Parco delle Querce ha le carte giuste: produzioni proprie di qualità, un querceto identitario, esperienza nella ristorazione, un legame autentico con la Tuscia. Le aree da rafforzare sono la notorietà del marchio e la presenza online.

Sul querceto e sull’identità del luogo gli studenti hanno costruito tre esperienze immersive. “Il Rito del Quercus” è un percorso ispirato al mondo etrusco, tra forest bathing, una doccia sonora con gong e handpan e una degustazione narrata di olio EVO, pane alle ghiande e prodotti dell’azienda. “Sapori di corte e di contrada” porta gli ospiti nella Tuscia rinascimentale dei Farnese, con una passeggiata nel borgo di Valentano e un pranzo-racconto ispirato ai menù del Cinquecento. “La Quercia del Brigante” unisce trekking sul Sentiero dei Briganti verso il Lago di Mezzano, narrazione storica e cucina rurale reinterpretata attorno al fuoco.

Il progetto convince soprattutto sui numeri. Il modello ha un punto di pareggio molto basso — bastano quattro-sei partecipanti per evento — e un margine medio di circa 45 euro a biglietto, reso possibile dalla filiera interna a chilometro zero. Le tre esperienze sono prezzate su tre livelli di valore, da 65 a 120 euro, e attivano le stagioni più deboli: secondo le stime degli studenti, il solo ciclo del Brigante può generare oltre 12.000 euro di utile in bassa stagione. Il risultato è l’evoluzione del Parco delle Querce da struttura ricettiva a vera e propria destinazione esperienziale, dove la posizione defilata, di solito un limite, diventa il cuore della proposta.

Agrifood — “MA DAI”: il gusto senza rinunce di Spazio Goloso

Il primo gruppo del corso Agrifood Digital Marketing & Sales Manager ha lavorato su Spazio Goloso, laboratorio e punto vendita gastronomico di Viterbo specializzato in prodotti senza glutine e senza lattosio, nato nel 2023 dall’esperienza degli chef Stefania Mancini ed Emanuele Aquilani. Il marchio ha un’origine quasi divertente: i clienti, scoprendo solo dopo l’assaggio che ciò che avevano mangiato era completamente gluten free, reagivano sempre allo stesso modo, con un incredulo “ma dai?”. Da quella espressione è nata la linea “MA DAI”.

Gli studenti sono partiti dal mercato “free from”, un settore in forte crescita che non riguarda più solo chi ha intolleranze, ma un pubblico ampio attento al benessere. Hanno riconosciuto i punti di forza dell’azienda — produzione artigianale interna, know-how degli chef, rapporto diretto con il cliente, posizionamento inclusivo — e i nodi da sciogliere: bassa notorietà, comunicazione poco strutturata, forte dipendenza dal punto vendita fisico.

La proposta sposta il racconto dal “senza” al piacere. Spazio Goloso non deve essere percepito come un negozio per intolleranti, ma come una gastronomia inclusiva, moderna e di qualità, capace di attrarre anche chi cerca semplicemente prodotti buoni. La strategia poggia su quattro pilastri — educazione, desiderio, fiducia e storytelling — e guarda con decisione al canale Ho.Re.Ca. e al mercato nazionale, accanto ai canali esteri già attivi. Tra le azioni indicate: rafforzare Instagram, curare recensioni ed eventi in negozio, valorizzare le diverse linee, dalla “MA DAI” alla “Linea Pura” senza zuccheri sviluppata con una nutrizionista.

Il progetto è firmato da Francesco Bargiacchi, Maria Luisa Onofri, Maria Gabriella Santarelli, Tommaso Bettarelli, Alessio Rossi e Alessio Andreocci.

Agrifood — Il pecorino “de casa nostra” della Cooperativa Zootecnica Viterbese

Il secondo gruppo Agrifood, riunito sotto il nome di Agenzia AgroLab, ha scelto un prodotto identitario: il Pecorino Romano DOP “DEROMA” a filiera interamente laziale, prodotto dalla rete d’imprese IoLatte che fa capo alla Società Cooperativa Zootecnica Viterbese. Fondata nel 1974 e oggi forte di 171 aziende associate, la cooperativa rappresenta una filiera lattiero-casearia corta, chiusa, controllata e certificata.

Il dato di partenza è anche il cuore della strategia: questo è un Pecorino Romano DOP fatto esclusivamente con latte di pecora della Regione Lazio, una rarità in un mercato dominato dalla produzione di origine non laziale. Su questa unicità il gruppo ha costruito un concept costruito sulla lazialità e sul valore di comunità: “Il pecorino DE casa nostra. Fatto da chi non se n’è andato”. Comprare questo formaggio significa sostenere gli allevatori e le piccole realtà familiari che presidiano il territorio e lo difendono dallo spopolamento.

La strategia individua come pubblico primario le famiglie romane e laziali che cercano prodotti sostenibili e identitari per la cucina della tradizione, e come pubblici secondari le trattorie tipiche, gli alimentari di quartiere e i buyer della grande distribuzione. Gli archi narrativi mettono in scena protagonisti reali — gli allevatori, gli animali, le trattorie e i negozi di quartiere, la nonna che cucina l’amatriciana la domenica — senza ricorrere ad attori. Sul piano operativo: un nuovo sito dedicato con blog, profili social tematici, cartellonistica, eventi e degustazioni, ristoratori come brand ambassador, fino alla traduzione del sito in inglese e alla partecipazione a fiere nazionali. Un riconoscimento dà forza al racconto: la rete è stata inserita nel Rapporto sulla Coesione 2024 tra le storie di eccellenza del territorio.

Hanno firmato il progetto Chiara Tosini, Daniele Fanelli, Emanuele Moscini, Giovanni Sanetti e Giulia Tollini.

Agrifood — Le fave di cacao di LaFrutta: nulla si butta, tutto si trasforma

Il terzo gruppo Agrifood ha lavorato su LaFrutta, azienda artigianale di Viterbo guidata da Massimiliano Biaggioli, e sul suo prodotto più sorprendente: le fave di cacao candite e tostate, intere, morbide e dolci, proposte in quattro origini diverse. Dietro c’è una filosofia precisa, quella di una visione circolare della materia prima — “non esistono scarti ma solo risorse” — da cui nascono anche le decine di gel ricavati dal recupero degli sciroppi di canditura.

Dall’analisi è emerso un marchio con un forte personal branding del fondatore e una comunicazione social già viva e riconoscibile, ma con un sito a pagina singola non orientato alla vendita e una notorietà ancora limitata sui mercati nazionali e internazionali. Il concept proposto, “Nulla si butta, tutto si trasforma”, valorizza l’identità circolare e creativa dell’azienda attraverso tre archi narrativi: produzione sostenibile, valorizzazione delle materie prime e sperimentazione continua.

La strategia rafforza il posizionamento verso il mercato B2B — ristorazione di livello, pasticcerie gourmet, hotel, gastronomie specializzate e mondo dei distillati — con un sito multilingua e multipagina, l’apertura di canali come LinkedIn e YouTube, un piano editoriale settimanale con rubriche dedicate e collaborazioni con chef e realtà locali. Il prodotto viene raccontato come “magia naturale”, un’esperienza sensoriale che sfida le aspettative sul cacao. E proprio durante Assaggi il gruppo ha rappresentato il marchio in prima persona allo stand, raccogliendo un’ottima risposta dal pubblico e l’entusiasmo travolgente dello stesso Biaggioli.

Il progetto è realizzato da Giulia Paolelli, Claudia Celestini, Serena D’Ascanio, Bianca Maria Cancellieri e Maria Eleonora Pitzalis.

Imparare facendo

Messi in fila, i cinque progetti raccontano bene cosa sia oggi un ITS. C’è chi ha aiutato un piccolo laboratorio a trovare la propria voce, chi ha dato a un formaggio di filiera una bandiera in cui riconoscersi, chi ha immaginato come vendere un prodotto di nicchia a una ristorazione esigente. E poi c’è chi ha alzato lo sguardo: dal singolo agriturismo trasformato in esperienza, fino all’intero Salone ripensato come piattaforma di una regione.

È il modello formativo dell’ITS Academy Agroalimentare: partire da un’impresa reale, ascoltarla e restituirle qualcosa di utile. Per i giovani è la prova generale del mestiere; per le aziende, uno sguardo nuovo; per il territorio, un segno concreto di come la formazione tecnica superiore possa sostenere la competitività dell’agroalimentare laziale. La Fondazione ringrazia le imprese che hanno aperto le porte agli studenti e i docenti e tutor che hanno seguito i gruppi lungo tutto il percorso.



Partner & Soci